Lo sguardo che guarisce
A coppie.
Ho un tema che mi fa soffrire o che mi preoccupa. Lo vedo, lo immagino e lo percepisco davanti a me. Poi mi metto nel tema, fino a sentire cosa suscita in me.
Ora esco dal problema e ritorno a me.
Porto lo sguardo lontano e mi apro a qualcosa di più grande, al di là di ciò che posso comprendere. Mi apro a ciò che è inaccessibile all'essere umano, mi apro al Nulla. Mi apro al Vuoto.
Aspetto e mi lascio riempire, con gli occhi aperti.
Porto lo sguardo al mio corpo.
Prendo consapevolezza di essere fatto di energia, che le mie cellule sono energia. Sono più vuoto che materia. Sono Vuoto, sono energia. Sono un Vuoto creatore di nuove possibilità.
Mi permetto di sentire, senza pensieri e senza intenzione.
Mi metto di fronte al mio compagno.
Quando siamo l'uno di fronte all'altro diciamo insieme: "io sono io, tu sei tu".
Ci guardiamo senza intenzione, senza giudizio e senza voler fare nulla, soltanto incrociando gli sguardi, se possibile. Lascio che sia il corpo a guidarmi.
Posso guardare l'altro come se guardassi dal cuore.
Posso provare gratitudine per l'altro e sentire dentro di me: "grazie per essere esattamente come sei".
Non faccio nulla.
Accetto tutto ciò che emerge senza farmi domande.
Qualunque cosa accada, resto senza intenzione, neppure quella di aiutare o consolare.
Può succedere che uno dei due inizi a muoversi verso terra.
Ognuno si lascia guidare dal movimento, senza interpretare nulla.
Siamo in interazione profonda.
Le nostre energie si rafforzano a vicenda e dal campo creato dalla nostra risonanza può nascere una grande guarigione.
Dopo un tempo più o meno lungo ci muoviamo insieme verso la vita.
Senza parlare, ognuno torna al proprio posto e richiama alla mente il proprio tema, per osservare come si è trasformato.
È meglio restare in silenzio.
Non introduciamo la nozione di antenati né di defunti. Qui tutto avviene nel momento presente, tra le due persone vive, anche se una delle due si posiziona a terra o abbassa lo sguardo.
Il desiderio di aiutare o consolare è un modo di TOGLIERE FORZA all'altra persona. Toccare l'altra persona, se non è lei a suggerirlo, è un'invasione che la indebolisce.
Desiderare che l'altro cambi implica disprezzarlo così com'è, e in fondo, equivale a desiderare che così com'è scompaia.
Voler inviare energia all'altra persona equivale a pensare "IO NE HO, LEI NON NE HA". Questa nostra pretesa superiorità lede la sua dignità e le toglie forza. Alimento la polarità in cui si trova (e in cui mi trovo anch'io), mentre, se accolgo l'altra persona così com'è, la aiuto a uscire dalla polarità. Sono convinto di sapere che cosa le serve, invece di riconoscere che è esattamente come deve essere, che si trova nella fase che le corrisponde, nel movimento che le appartiene e che la decisione spetta a lei. La sua decisione non riguarda me.
La decisione dell'altra persona riguarda solo lei e il Grande Campo, lei e il Vuoto, lei e le sue lealtà.
Una persona non cambia perché qualcuno glielo chiede o lo desidera. Cambia quando è il suo momento. Se si sente rispettata così com'è e rispettata nel proprio processo, quello stesso processo avanza più rapidamente.